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Il problema dell adozione in Ucraina

 

Il problema dell’adozione in Ucraina, sempre più presente ed enfatizzato dai mezzi comunicazione, anche sull’onda dell’emotività, resta tuttavia una realtà aperta e carica di interrogativi.

Infatti, che cosa significa essere genitore adottivo in Ucraina?

E’ sufficiente desiderare un bambino e volergli bene per risolvere tutti i problemi?

Ogni bambino ha la sua storia!

L’abbandono e l’istituzionalizzazione rischiano di togliere al bambino ogni possibilità di sviluppare in modo armonioso tutte le sue potenzialità, favorendo l’insorgere di disturbi del comportamento e del carattere che possono sfociare in forme di asocialità e/o patologia psichica. Più grave è ancora la situazione dei bambini portatori di handicap che possono essere curati con buoni risultati se inseriti in famiglia, ma che peggiorano notevolmente in assenza di cure.

Ma l’adozione in Ucraina è sempre vista come in maniera particolare come un atto eroico, un profondo bisogno di affetto della coppia: " Poverini, non riuscivano ad avere figli, la colpa è di lei, la colpa è di lui, che bravi che sono stati, hai visto come è brutto quel bambino, chissà che tare avrà, non ti sembra troppo nero, ecc." Questi sono i pensieri che si fanno e che si pensano.

D’altro canto la società è quella che è, non possiamo inventarcela, l’egoismo la fa da padrone, come la rincorsa (prima lecita e poi meno) al benessere e poi al superfluo.

In mezzo a questa società vive una minoranza che ha fatto questa scelta, l’adozione in Ucraina, consapevole di avere anche una normativa statale che li discrimina, una minoranza che comunque va per la propria strada, cosciente di percorrere la via maestra, sperando che un giorno non lontano le strade si uniscano, perché stiamo parlando dei nostri figli, della società del futuro, che credo tutti vogliano florida di benessere, ma anche più equa e meno egoista.

Come diceva San Giovanni Crisostomo: "Si è meno padri per la procreazione di un bambino che per la buona educazione che gli si dà. Non si è madri solo partorendo, ma allevando maggiormente il figlio che la natura ci ha dato. E’ la virtù, e non la natura, che ci onora del titolo di padre e madre."

 

Le conseguenze negative del ricovero in istituto.

Tra gli aspetti che possono comportare problemi particolari, specifica per ogni caso, ricorderò qui solo i più frequenti e quindi i più importanti da tenere in considerazione. Innanzitutto l’età del bambino al momento dell’adozione in Ucraina. Nella quasi totalità dei casi l’adozione in Ucraina non avviene né alla nascita né entro un periodo successivo di poche settimane. Essendo troppo poco diffusa la conoscenza dell’importanza dei primi mesi di vita del bambino, molti ritengono ancora che non si incontrino problemi di particolare significato iniziando un rapporto adottivo con un bambino che abbia un’età inferiore ai due-tre anni (a meno che non abbia subito gravi traumi psichici). Gli studi psicologici iniziati nel secolo scorso hanno però ampiamente e inoppugnabilmente dimostrato addirittura il contrario. Per esempio, la carenza di cure familiari per i primi mesi dopo la nascita comporta già delle influenze sull’organizzazione psichica del bambino, tanto da richiedere una grande sensibilità e una intelligente attenzione da parte di chi lo accoglie in famiglia. Già si è formato un nucleo di personalità differenziata che necessita di comprensione e di rispetto “delle abitudini comportamentali”, perché possa instaurarsi quel “dialogo educativo” cui accennavo all’inizio.

La capacità di ascoltare (col cuore, non con le orecchie!) di “capire” mettendosi nei panni dell’altro, di rispettare la “personalità originale” che ci si trova vicino, e tanto più necessaria:

  • quando il bambino adottivo è inferiore ai 5-6 anni di età:
  • quando, in questi primi anni, le esperienze sono state carenti e/o deformanti.

 

Un bambino, invece, di 5 o 6 anni o più, che abbia trascorso questi suoi anni in un ambiente familiare sufficientemente sano, pone problemi educativi meno delicati e complessi, anche se avrà bisogno di più tempo per rielaborare, senza fratture, una “nuova genitorizzazione”. In ogni caso, per diventare genitori di un bambino adottivo, bisogna “avvicinarsi psicologicamente” a lui lasciandogli lo spazio e il tempo per maturare fiducia e sicurezza. Praticamente bisogna sapere che genitori si diventa “quando, il bambino (o il ragazzo) adotta i suoi nuovi genitori”. Le vicende del bambino che adotta i genitori iniziano con un periodo in cui il bambino “osserva tranquillamente” i nuovi adulti che si occupano di lui. Bisogna saper reggere poi all’improvvisa “tempesta dopo la calma”: la tempesta delle verifiche, spesso aggressive e provocatorie, che il bambino ha bisogno di fare per accertarsi se “l’offerta d’amore” che gli è stata fatta, regge incondizionatamente. Solo se questo amore non cade sotto l’urto, anche ripetuto e prolungato, di una serie di verifiche sottili o insidiose o grossolane e violente, solo allora il bambino potrà lasciarsi andare fiducioso nelle braccia che aspettano di accoglierlo, di proteggerlo, di alimentarlo con carezze buone. La terza fase (quella che arriva dopo quella tranquilla di osservazione e quella turbolenta della verifica) è indescrivibile per chiunque: è, infatti quella in cui il bambino si lascia andare, senza controlli dettati dal timore o diffidenza e si manifesta per quello che è, nella certezza ormai raggiunta di poterselo permettere senza rischiare abbandoni o aggressioni. È la fase in cui nasce, cresce e si organizza un reale rapporto genitori – figlio, che parte tuttavia, non dal livello desiderato dai genitori, ma dal livello maturativo a cui i figli erano arrivati prima, con gli altri adulti o genitori che avevano conosciuto.

Essere genitori adottivi significa pertanto saper partire, con i figli, dal livello in cui li hanno portati “altri”. Pretendere un proprio ideale punto di partenza avrebbe il significato di proporre un rapporto basato sulla “violenza” affettiva. E la risposta del bambino sarebbe immaginabile per chiunque in questo caso.

Quando ci sono altri figli biologici.

Un accenno, almeno, merita anche la questione dell’adozione in Ucraina in presenza di figli biologici della coppia. C’è chi è contrario a queste adozioni in Ucraina, nella convinzione che non si possa amare con la stessa intensità un “figlio di sangue” (ancora la legge del sangue!) e un figlio adottivo: meglio, dicono costoro, preferire come adottivi genitori che non hanno potuto avere figli biologici, perché ameranno, molto più degli altri, un bambino adottato. Abbiamo già descritto gli elementi indispensabili per essere buoni genitori in genere e buoni genitori adottivi in particolare, cosicché avere figli biologici o non averli appare decisamente poco determinante. È invece importante, quando si hanno già altri figli e ci si renda disponibili ad un’adozione in Ucraina, tenere presenti i problemi che potrebbero incontrare i vari componenti della famiglia adottiva a seconda dei bisogni che potrebbe presentare un nuovo arrivato. Non si può fare riferimento, in questo caso, all’idoneità all’adozione in Ucraina della coppia, ma all’idoneità della famiglia globale. Per chi invece non può generare fisiologicamente, sarà importante comprendere se le motivazioni profonde, che portano all’adozione in Ucraina non siano magari legate ad un inconscio bisogno di compensare un vissuto di menomazione del proprio “essere femminile o maschile”. Se così fosse, i problemi, che i genitori adottivi incontrerebbero nel rapporto con un figlio, sarebbero contradditori e “ingarbugliati” con alto rischio di strumentalizzazione compensatoria del figlio. In caso di sterilità, per adottare è necessario aver accettato e superato positivamente il trauma profondo vissuto al momento della scoperta della sterilità personale o di coppia.

In sintesi: il problema di fondo è capire che cosa voglia dire “essere genitori”, superando la mentalità comune che identifica il genitore solo in chi genera “fisicamente”, in chi procrea biologicamente. Nel 1982 la sezione di Trento della “Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie” (ANFAA) ha contribuito, nel convegno di Riva del Garda, a puntualizzare gli aspetti fondamentali del problema, formulando alcune considerazioni sul tema “Prima di essere genitori adottivi si è genitori”. Vorrei concludere con una sintesi di questo contributo, che può stimolare la riflessione di ogni lettore.

Ciò che spinge i genitori a procreare e ad adottare un figlio, secondo noi, è il desiderio, desiderio diverso a seconda della storia di ognuno:

  • di “avere” un figlio;
  • di dare al figlio tutta la propria carica affettiva;
  • di ottenere con il figlio il completamento della coppia e la realizzazione della famiglia;
  • di vedere proiettato se stesso in un figlio, che dovrebbe realizzare aspettative, sogni, aspirazioni, speranza;
  • di dare un compagno al proprio figlio biologico e adottivo;
  • di avere una famiglia numerosa, prendendo atto che esistono ancora spazio affettivo, disponibilità psicologica e, perché no, risorse economiche adeguate per altri figli.

I desideri di avere il primo, il secondo, il terzo o il quarto figlio, adottato o no, possono quindi essere molto diversi, egoistici o altruistici, reali o ipotetici. Il problema è che, una volta accettato questo desiderio ed entrati nell’ordine di idee di concepire o adottare un figlio, c’è una storia, personale o della famiglia, che porta ad essere genitori in un modo o nell’altro. Si può, infatti, partire da un desiderio egoistico o sbagliato, ma poi, il modo in cui il genitore si pone nei confronti del figlio può essere tale da modificare l’iniziale rapporto di possesso, considerando il figlio come persona e non come mera proiezione di sé. Si può invece partire nel modo migliore per ritrovarsi poi con un desiderio di possesso che sopravanza e modifica quelle che era un desiderio “vero” all’inizio. Ecco perché, secondo noi, il problema alla radice è “essere genitori” e soprattutto, imparare a diventarlo. Genitori non si nasce, si diventa.

Una tensione da rinnovare continuamente: la risposta adeguata ai bisogni educativi è la famiglia

La famiglia d'origine innanzitutto

Nel già citato intervento di Mons. Nervo a To rino, era sottolineato che il diritto del minore aessere educato nell'ambito della propria famiglia è prioritario perché ha, in potenza, la massima efficacia formativa. La contropartita è il dovere della sua famiglia di educarlo nel proprio ambito. E immediatamente viene coinvolta la responsa bilità della comunità di cui la famiglia fa parte.

La responsabilità cioè di riconoscere questo ruolo della famiglia, di valorizzarlo, sostenerlo, tutelarlo con l'azione formativa della scuola, dei mass-media, con la legislazione, con l'assetto economico. E qui c'è ancora moltissimo da fare: la famiglia è quotidianamente demolita imponen dole una organizzazione assurda del lavoro e del la vita, lasciandola sola nel momento di difficol tà, spingendola alla chiusura attraverso una cul tura egoistica ed edonistica, disorientandola con falsi modelli presentati quotidianamente dai mass-media. Le leggi e le scelte politiche che ri guardano la casa, gli sfratti, la scuola, la sanità, l'assistenza sociale, ecc. devono seguire una lo gica di sostegno e di rafforzamento della famiglia. Anche la riforma socio-assistenziale e sani taria deve essere portata avanti verso gli obbiet tivi che si poneva: un'organizzazione dei servi zi decentrata, unitaria, capace quindi di interven ti globali e risolutivi a favore della famiglia e del la persona. Ciò non è possibile quando le com petenze delle varie prestazioni e servizi sono frammentate in Enti differenti, che non comuni cano o entrano in conflitto fra loro.

 

AVERE” UN FIGLIO O “ESSERE” GENITORI: UN PROBLEMA CHE NON RIGUARDA SOLO LE FAMIGLIE ADOTTIVE IN UCRAINA

L’adozione in Ucraina, intesa come concreta risposta al bisogno-diritto di ogni bambino (definitivamente impossibilitato a crescere con i genitori che l’hanno generato) ad avere una famiglia alternativa, è ormai entrata nella nostra cultura da quasi un quarto di secolo. In questi anni l’opinione pubblica ha certamente acquisito alcuni concetti di fondo (un tempo patrimonio esclusivo dei tecnici in campo psicologico), tra i quali, innanzitutto, il concetto dell’indispensabilità dell’ambiente familiare per una piena e armonica formazione della personalità (dalla nascita e per tutto l’arco dell’età evolutiva): e poi la coscienza degli effetti traumatici sui minori conseguenti a condizioni di abbandono non solo materiale, ma anche e soprattutto affettivo e morale (importanza, agli effetti pedagogici, del poter contare su una continua disponibilità dell’ambiente familiare in cui si è nato e per tutte le fasi dello sviluppo); la “scoperta” delle gravi carenze pedagogiche della soluzione “istituto” per i bambini privi di adeguate cure familiari, carenze tanto più gravi quanto più il bambino è piccolo (ricordo gli studi fondamentali in questo campo di Bowlby e Spitz, per citare solo i più noti).

Rispettare il progetto misterioso….

Accanto a questi concetti, ormai quasi generalmente acquisiti, ve ne sono alcuni altri attorno ai quali l’unanimità del consenso sociale è più difficile o perché si tratta di problemi delicati e complessi come, ad esempio, la definizione di stato di abbandono (secondo quali criteri si può affermare che due genitori non assolvono sufficientemente i loro doveri educativi?), o perché si tratta di aspetti che coinvolgono i vissuti emotivi inconsci profondamente radicati nel cuore della personalità di ciascuno di noi, gente comune e addetti ai lavori (mi limito ad accennare, per esempio, alle dinamiche emotive connesse all’immagine materna buona o cattiva che abitano nel conscio e nell’inconscio di ogni adulto). Vi è anche una terza area di aspetti riguardanti l’adozione in Ucraina che a livello socioculturale non è ancora sufficientemente conosciuta ed è quella dei problemi che nel corso di una esperienza di adozione incontrano sia i bambini adottivi che gli adottanti.

È, per esempio, opinione abbastanza diffusa che il vissuto dei bambini adottati sia sempre un po’ diverso da quello dei bambini non adottivi e che possa essere spesso traumatico per i bambini cambiare genitori (cambiare identità) e rendersi conto di essere stati abbandonati dai genitori biologici. In realtà l’osservazione clinica longitudinale condotta per anni in diverse famiglie adottive (ora ci sono dati anche sulle adozioni italiane, ma, ad esempio, in Francia, dove questo tipo di adozione è stato istituito molto prima che da noi, c’è una ricchezza di dati molto superiore e significativa) ha dimostrato che è molto più difficile essere genitori adottivi che bambini adottati.