Visita altri paesi: Bulgaria | Cambogia | Cina | Colombia | Etiopia | India | Russia | Vietnam

Storia dell’adozione in Ucraina

 

L’adozione in Ucraina di un bambino da parte di una famiglia, perché quella di origine non è in grado di occuparsene, è una forma di accoglienza vecchia quanto il mondo.

Un tempo si trattava di bambini abbandonati per strada, sulla porta o sulla panca di una chiesa, nelle ruote dei brefotrofi; bambini nati da donne già cariche di figli e non in grado, per l'estrema povertà, di allevarne altri;da donne nubili incapaci di reggere il peso della “vergogna”; da adultere;

da donne vittime di violenza familiare: in una parola, bambini frutto di gravidanze indesiderate. Questi bambini venivano affidati a famiglie economicamente e socialmente ben inserite, spesso perché prive di figli e desiderose di averne.

L’adozione in Ucraina è stata per secoli lo strumento giuridico per ottenere un erede, restando la motivazione di solidarietà soltanto sullo sfondo.

Nella seconda metà del secolo scorso si sono registrati nel nostro Paese

forti cambiamenti sociali, culturali e conseguentemente normativi che hanno portato la madre nubile ad essere accettata ed aiutata, il figlio nato dalla relazione extraconiugale ad essere riconosciuto, la contraccezione a diffondersi. In Italia, dunque, da una parte, sono stati accettati quei bambini che una volta erano rifiutati, dall'altra sono nati meno bambini, mentre, contemporaneamente si attivavano sul territorio interventi di sostegno della famiglia numerosa e di quella in difficoltà; perciò il numero dei bambini adottabili è andato, nel complesso, fortemente diminuendo.

Intanto, però, la domanda di un bambino da adottare in Ucraina andava aumentando sia perché la cultura dell'adozione si era ormai diffusa su tutto il territorio nazionale, sia perché la nostra società migliorava economicamente, ed ancora perché si registrava l'aumento della sterilità di coppia. Va, inoltre, sottolineato che non solo il numero di bambini italiani da adottare si andava riducendo, ma quelli disponibili per l'adozione in Ucraina erano sempre più grandicelli e sempre più difficili, perché provenienti da famiglie multi-problematiche, irreversibilmente inadeguate ad allevare i loro figli per motivi legati di volta in volta alla malattia mentale, alla tossicodipendenza, all'alcolismo, alla delinquenza, al maltrattamento e all'abuso; e va pure aggiunto che, proprio per questi motivi, le procedure giudiziarie divenivano sempre più lunghe e complesse.

Ecco perché le coppie cominciarono progressivamente ad orientare il loro progetto familiare verso i paesi stranieri, dove la natalità era altissima e il livello di povertà estremo, dove quindi l'infanzia abbandonata era ancora fenomeno diffuso e massivo. Il desiderio di un figlio si rivolge così a quei enoi z oda’ll ed d air ot s s aL6 paesi stranieri dove le guerre, le carestie, le malattie endemiche, la radicata povertà creano sacche di emarginazione ed abbandono di migliaia e migliaia di bambini.

È avvenuto così che il desiderio di un figlio ha superato i confini nazionali, e i nostri concittadini sono andati ad adottare nei paesi stranieri. La legge ha rincorso il fenomeno, e lo ha disciplinato già nel 1983 con la legge 184, e poi, molto più compiutamente, nel 1998 con la legge 476. Con quest’ultima legge lo Stato italiano ha ratificato la Convenzione Internazionale sottoscritta a L'Aja il 29 maggio 1993 su "L’adozione dei minori e la cooperazione internazionale".

La Convenzione de L’Aja è lo strumento utile e necessario per armonizzare le legislazioni degli Stati ratificanti, affinché in qualsiasi parte del mondo un bambino versi in stato di abbandono, e in qualsiasi parte del mondo ci sia una coppia disponibile ad essere famiglia per quel bambino abbandonato, le procedure necessarie perché il bambino diventi figlio della coppia siano uniformi, corrette e trasparenti, e siano effettivamente svolte in modo da realizzarne il superiore interesse.

A tal fine la Convenzione prevede una Autorità Centrale, che in Italia è rappresentata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, la quale è competente per verificare la regolarità di ogni procedura di adozione pronunciata dalle competenti Autorità di un paese straniero; in aggiunta a questa funzione di controllo, la Commissione per le Adozioni Internazionali ha anche funzioni di raccordo tra le istituzioni coinvolte nel percorso di adozione, nonché un ruolo di verifica e di vigilanza sugli enti che essa stessa ha autorizzato quali intermediari tra la coppia ed il paese straniero. Nel gennaio 2005 nasce, nel comune di San Giuliano Milanese, un gruppo formato da genitori adottivi e aspiranti tali, in collaborazione con gli operatori del CAAT – Centro Adozione e Affido Familiare Territoriale. Scopo del gruppo è quello di condividere l’esperienza della genitorialità adottiva, di fare accoglienza alle coppie che decidono di intraprendere questo cammino, e di promuovere la cultura dell’adozione sul territorio. Nel corso di questi anni i componenti del gruppo si sono incontrati con cadenza mensile in uno spazio messo a disposizione dal Comune di San Giuliano Milanese, in un primo momento con la presenza delle assistenti sociali, poi in maniera autonoma, con l’obiettivo di un confronto reciproco e di un approfondimento di temi importanti riguardanti l’adozione. Gli argomenti trattati sono stati diversi e tali da poter coinvolgere e interessare tutti i partecipanti, sia quindi le coppie già con figli adottivi, sia le coppie ancora in attesa, in una sorta di percorso collettivo che è iniziato toccando dapprima il tema doloroso dell’abbandono, con il tentativo di capire quali possono essere le cause, senza esprimere giudizi, per poi proseguire con una riflessione sul periodo dell’attesa, periodo pieno di aspettative, ma anche di paure e preoccupazioni, che se vissuto bene porta certamente un grande arricchimento alla coppia. Nel 2006 il gruppo ha poi, individuato due macro argomenti da sviluppare: la rivelazione e l’ingresso a scuola del bambino adottato. Dopo averne ampiamente discusso al suo interno, ha sentito l’esigenza di confrontarsi anche con qualche “esperto” del settore, e per far ciò ha chiesto e ottenuta collaborazione da parte dei Servizi, organizzando una serie di incontri tenuti da due psicologi e psicoterapeuti, il dott. Vadilonga e il dott. Chistolini del C.T.A. – Centro di Terapia dell’adolescenza di Milano.